Non sono solo
Non mi sono mai reputato un forte scalatore, considerando tutto quello che oggi colleghi guide e atleti di fama mondiale riescono a compiere con il proprio corpo e mente: imprese al limite del possibile, contro ogni principio fisico, talvolta. Tuttavia, sento dentro di me qualcosa di così forte che mi spinge ogni giorno a svolgere il mio lavoro da Guida, facendomi sentire un gran sognatore. E, come tale, amo vivere le esperienze stando a contatto con le emozioni che mi pervadono.
Questa voleva essere una premessa: so bene di non potermi paragonare ai veri Grandi dell’arrampicata, non ne ho le capacità.
Penso che ogni progetto o avventura che si vive nasca sempre da un sentimento chiamato Amore, che parte dal cuore e arriva alla mente come un chiodo fisso, e da lì tutto prende forma.
18 settembre 2024
Accompagnato dal mio fedele Alan (beagle di 12 anni), ormai un habitué nell'assecondare ogni mia idea, anche perché obbligato, mi dirigo a Capo d’Orso. Penso che questa sia una delle mie falesie preferite. Manco da quattro mesi dalla mia terra; la stagione estiva di lavoro come Guida al Gran Sasso mi porta a stare lontano dai luoghi a me cari. Sono innamorato di questa falesia, dei suoi colori, odori e dei tanti ricordi che conservo. Decido di fare la prima ripetizione in solitaria della via I Paciocchini 6b /S1/4L. Non sono un amante o collezionista di trofei di gloria, non so nemmeno perché mi sia innamorato di questa idea di scalare una via in solitaria, ma so per certo che, quando ho pensato a questa cosa, il mio cuore ha iniziato a pulsare forte. Non ho mai fatto solitarie, perché ho sempre pensato che tutto ciò che si fa in montagna, se condiviso, lascia qualcosa che rende più bello il tutto.
Avvolto da un velo di tristezza per fatti accaduti nei giorni passati, decido di andare. Gli stati d’animo fanno variare l’esperienza che stiamo vivendo, alterando la percezione di ciò che sentiamo dentro. Mi trovo ai piedi del Capo, all’attacco della via. Mi preparo, mi emoziono, ma non mi fermo: indosso le scarpette e inizio a scalare. Mentre scalo, intorno a me c’è il vuoto.
Ogni pensiero di quei giorni passati svanisce, ogni emozione si congela. Ascolto me stesso, non sento altro.
È incredibile quanto io sia solo, nonostante tutto quello che mi circonda.
Nella mia testa rimbomba il respiro, i pensieri sono nulli, sento che quel velo di tristezza sta via via scomparendo.
Rivolgo spesso lo sguardo ad Alan, che è lì a terra, ignaro di quello che sto facendo. Mi guarda come se facesse il tifo per qualcosa che nemmeno lui conosce. Penso a quanto vorrei essere lui, lì beato con il suo padrone in natura... cosa volere di più dalla vita!
Il primo tiro è fatto, lo conosco a memoria. Ridiscendo per recuperare il materiale e risalgo una via di fianco, sempre sullo stesso livello di difficoltà, per non rifare quella di prima.
Arrivo in sosta, penso: "Continuo? Dai, perché no! Sono solo, andrò veloce!"
Il secondo tiro della via è un traverso molto semplice. Arrivo in sosta, torno indietro per recuperare la corda ancorata in sosta al primo tiro, ma... cavolo, ho smontato tutti i rinvii dal tiro!
Distratto a parlare – sì, parlavo da solo, un po' per non sentirmi così solo, un po' perché avevo proprio delle cose da dire – mi ero distratto. Tornando indietro per staccare la corda dalla sosta, avevo smontato tutti i rinvii, e quindi mi ritrovo con me legato al capo della corda e l’assicuratore dall’altra parte della parete, nel mezzo un bel nulla che proteggesse un'eventuale caduta.
Continuo a parlare e a scalare. Qualche volta mi sarò dato dello stupido, perché, se fossi stato attento, non avrei lasciato un tiro in completo traverso senza una protezione, rischiando che, se fossi scivolato, mi sarei schiantato chissà dove.
Arrivo in sosta, mi viene da ridere, perché penso: "Cavolo, ma davvero sono solo?"
Ho sempre pensato che chi fa vie in solitaria abbia davvero una forza emotiva assurda per potersi ingaggiare su pareti e cavarsela. Solo, tu e le difficoltà oggettive e soggettive. Solo!
Pensare che io stessi facendo quella cosa, quando non ho mai pensato di avere le capacità emotive per poterlo fare, mi ha sorpreso. Mi riscopro.
Il terzo tiro fa un piccolo traverso a sinistra, poi affronta un leggero strapiombo e un ristabilimento su placca. Ogni volta che ho fatto questo tiro con clienti o amici è stata sempre una lotta far salire chi mi seguiva: per quanto semplice sia la difficoltà, tutti nutrono un certo risentimento per quel tratto.
Ho molti ricordi su questa via: legato con amici per i quali era la prima esperienza, o perché volevano fare un salto nel vuoto del Capo, o con clienti come Guida. Insomma, l’ho percorsa abbastanza volte da impararla a memoria.
Il quarto tiro è ormai davanti a me. Ancoro la corda, recupero l’eccesso, faccio un buon mucchio per evitare che si formino nodi mentre scalo e parto.
Salgo molto spensierato, mi guardo intorno e sorrido. Penso, e poi dico: "Non sono solo."
Qualche minuto prima pensavo di essere costantemente da solo in tutto questo, ma in fondo non lo sono.
Alan, gli uccelli, la roccia, gli alberi, il vento, il sole, il temporale che sta arrivando, le persone che mi stanno pensando in quel momento… tutto questo mi fa pensare, oltre che dire, che io non sono solo.
Arrivato in cima, ammiro il panorama che solo da qui si può godere. Mando un video messaggio a Oreste, pieno di felicità, e mi avvio per il sentiero di discesa.
Pensandoci bene, questa esperienza in fondo non è stata così solitaria. Certo, ho dovuto fare tutto io, ma essenzialmente ho capito che non si è mai soli e che tutto può essere controllato dalla nostra mente. La bellezza che ci circonda, fatta di esseri viventi o cose, non è così distante come crediamo quando ci sentiamo giù di morale e pensiamo che tutto ci stia venendo contro.
Viversi dei momenti di apparente solitudine ci permette di apprezzare ciò che siamo e quello che abbiamo, e ci aiuta a capire che, in fondo, NON SIAMO SOLI.