Climbing in Meteora
Scalare le vette di Meteora: un'avventura tra cielo e terra.
<<Ale non vado in Grecia da quando ero bambina, mi piacerebbe ritornarci! Ho dei bei ricordi.>>
<<Beh, io non ci sono mai stato! Potremmo andare lì, cosa ne pensi?>>
<<Sììììììì! Sarei felicissima di ritornarci!>>
Così è nata la decisione di fare questo viaggio in Grecia. Non in un posto qualunque ma a Meteora, un luogo di straordinaria bellezza e unicità. Il termine "Meteora", in greco Μετέωρα, deriva dal greco "μετά" (metá), che significa "in mezzo a", e "ἀείρω" (aeírō), che significa "aria", indicando chiaramente un luogo "sospeso in aria".
Avevo visto delle foto postate da un precedente viaggio di un mio collega in questo luogo e ne sono rimasto affascinato per la sua estrema bellezza e unicità, è difficile che io non mi faccia rapire da ogni luogo anche banale, conservo in me una buona dose di stupore per ogni cosa che vedo o sento.
Partiamo in furgone da Palma Campania al mattino presto, io, Chiara e il mio fedele compagno di viaggio a quattro zampe, Alan. Ci fermiamo a fare colazione sotto l’imponente cattedrale di Trani sul mare e ripartiamo subito alla volta di Brindisi dove ci imbarchiamo e affrontiamo in 8 ore il viaggio in nave fino a Igoumenitsa. Una volta lì, in circa due ore e mezza arriviamo nel villaggio di Kastraki. Non è poi così lontano dall’Italia!
Alan sulla nave verso Igoumenitsa
Il primo giorno decidiamo di fare qualche via molto semplice per iniziare ad abituarci al tipo di roccia e alla sua famosa chiodatura. Dico così perchè la chiodatura delle vie a Meteora resta molto esigente (lunga, a volte molto lunga) e il tipo di roccia non essendo familiare ti lascia un po’ con il fiato sospeso quando ti allontani così tanto dalle protezioni. Decidiamo così di andare alla meteora di Doupiani e attaccare la via Eastern Ridge (VI+). Restiamo stupiti per quanto bello sia scalare in questo contesto. Non smettiamo di guardarci intorno e ripetere sempre la solita frase:
“Che spettacolo!”
Chiara sul terzo tiro della Eastern Ridge (VI+)
Vista dalla cima di Doupiani
Una volta in cima scriviamo il diario di vetta, ci godiamo per un po’ il panorama e subito pensiamo alla prossima via da fare. Passa pochissimo e, tra una sbirciata e l’altra su qualche relazione trovata online, decidiamo di andare a Vultures Wall per fare la via Western Ridge (VI). La prima via del giorno era completamente protetta con i fix, mentre quest’ultima è da proteggere e quindi portiamo con noi qualche friend. I tiri più belli della via sono il secondo, il terzo e il quarto di cui solo il secondo è da integrare con qualche protezione. Proteggere su queste vie non è poi così scontato data la conformazione del conglomerato. Andiamo su spediti a comando alterno e per le 16:00 circa arriviamo in cima, da lì seguono due simpatiche calate per arrivare nel bosco e rientrare in circa 10 minuti di sentiero all’auto.
Chiara sul terzo tiro della Western Ridge (VI)
Alessio sulla cima Vultures Wall con la via Egg dance alle spalle
Il secondo giorno decidiamo di andare a scalare la famosissima via Egg Dance (A1/VI+) sulla meteora The Grail. È da quando siamo arrivati qui che guardiamo questo enorme masso rettangolare appoggiato in bilico su un altro, come se sotto ci fossero state messe delle zeppe per sostenerlo. Spettacolare è dir poco! La via, a parte l’attacco, è ben protetta, sempre con chiodatura tipica locale ma non dispiace! Egg Dance è famosa per il salto da una torre all’altra, da noi rinominata “via della spaccata”. Le persone più alte riescono infatti ad approcciarsi all’altro masso eseguendo una spaccata seguita da un saltello più o meno aggraziato. Ebbene sì, una volta in cima a questa via non è finita, bisogna saltare per andare sul famoso rettangolo di cui vi parlavo e risalirlo con un bel tiro in fessura (sono consigliati i friend, ma si possono anche non usare). La prospettiva della valle vista da qui è fantastica, ci troviamo nel cuore delle Meteore con suoni e profumi che solo questo luogo può regalare.
Chiara che attende il momento del passaggio da una meteora all’altra
Chiara affronta l’ultimo tratto della vie Egg Dance
Vista alla fine della via Egg Dance
Siamo felicissimi di essere qui!
Due calate nel vuoto ci portano alla base della via, dove, oltre ad Alan, ad aspettarci ci sta una stupenda tartaruga di terra.
Chiara e la tartaruga alla base della calata
Da lì ne incroceremo molte altre lungo i sentieri che ci portano alle pareti di roccia. Riconosciamo l’unicità del luogo nella sua macchia mediterranea, abitata da specie autoctone, in una primavera che esplode di vita. Meravigliosa la sensazione di essere tutt’uno con questo ambiente, gli uccelli che intonano canti di continuo, serpenti, ramarri e tartarughe che passano sui sentieri come se volessero mostrarsi, rumorosi e goffi scarabei, ogni cosa qui è al suo posto.
Scesi dalla via con Chiara decidiamo di andare a mangiare qualcosa di tipico in qualche locale. Qui a Kastraki, un villaggio con poco più di mille abitanti, ha molte taverne dove poter gustare qualcosa del posto e quindi ne approfittiamo. Moussaka, gemistà (peperoni e pomodori ripieni di riso e spezie), choriatiki (insalata greca), dolmadakia yialantzì (involtini di foglie di vite), tzatziki, imam (melanzane stufate è un eufemismo), formaggio feta, baklava (dolce a base di pasta fillo, miele e frutta secca)… questi sono solo alcuni dei piatti tradizionali che ci accompagneranno e rifocilleranno da qui ai prossimi giorni.
Il giorno seguente davano pioggia, così decidiamo di andare a visitare la vicina cittadella di Kalambaka, poco più grande di Kastraki. Durante la visita alla città ci accorgiamo che tutta questa pioggia non si vede, così torniamo verso Kastraki e riusciamo ad attaccare una vietta prima del tramonto. Ci dirigiamo all’ormai conosciuta parete di Doupiani e saliamo la via Steps in the night (V+).
Finito di arrampicare ci incamminiamo per visitare uno dei monasteri costruiti sulle meteore. Meteora è infatti nota ai più per i suoi monasteri, eretti nel medioevo da monaci ortodossi. Le meteore furono dapprima scalate da monaci eremiti che avevano fatto delle depressioni rocciose i loro rifugi, considerate come luoghi remoti che favorivano la loro vicinanza al divino. Successivamente, i monaci cristiani ortodossi costruirono veri e propri monasteri durante il Medioevo, scegliendo posizioni remote per sfuggire agli attacchi dei turchi. Arriviamo dunque in uno di questi monasteri dopo l’orario della chiusura, direi per nostra fortuna perché ci troviamo nel bel mezzo di una funzione religiosa, inebriati dagli incensi e immersi nei canti dei monaci in lingue antiche e a noi sconosciute. Tempo di farci notare e ci indicano l’uscita.
Il giorno seguente andiamo a scalare al Guardian of the holy spirit per la via Southwestern Ridge (VI). La via presenta un passo nella lunghezza chiava ben protetto e un altro passo nel tiro successivo, ma chiodato molto più aleatorio. Per calarci passeggiamo sulla cima della meteora scendendo un po’ in basso sulla destra orografica, ci troviamo ad attraversare un bosco sospeso, per poi attraversare un piccolo canyon, alla fine del quale troveremo la sosta dalla quale calarci.
La Southwestern Ridge vista dalla via Action Direct
Chiara sul secondo tiro della Southwestern Ridge (VI)
Una delle vie più belle che abbiamo scalato in questo viaggio è stata Action Direct su Holy spirit. Le prime quattro lunghezze hanno difficoltà sostenute (VI+, VIII-, VII, VII+) ma di estrema bellezza. Il primo tiro è una bellissima placca tecnica, mentre gli altri sono leggermente aggettanti con passi in strapiombo su prese buone con bei movimenti nei crux. Mi sento di consigliare a chi padroneggia questi gradi di farci un giro. Dopo questi quattro tiri vi è un tiro di X+ che non abbiamo fatto, ma da relazione è superabile con passo in A1.
Chiara sul terzo tiro di Action Direct
Questo viaggio in terra greca ci ha aperto lo spirito. Sono troppi i fattori che influenzano la bellezza di questo luogo e quello che trasmette nell’anima.